L’albero d’oro

L’albero d’oro

di Fabio Di Cocco

Nel piccolo villaggio ai piedi della grande montagna, vivevano due ricchi signori. Entrambi possedevano l’esatta metà di ogni cosa che si trovava in quei luoghi: case, terreni e animali tanto che, a furia di dividere e possedere, avevano diviso anche gli abitanti in due fazioni che si trovavano spesso coinvolte in accese discussioni per difendere le ragioni dell’uno o dell’altro signore. Nel borgo regnavano invidia e sospetto, mentre la rabbia accendeva gli occhi di ognuno.

Accadde però, che un bel mattino, nel mezzo della piazza del paese, spuntò, chissà come, un bellissimo albero d’oro. Nessuno sapeva da dove fosse arrivato, ne’ come potesse essere cresciuto in una sola notte, ma era veramente bello con le sue preziose foglie d’oro zecchino e i suoi frutti fatti di gemme rare. Tutti cercarono subito di impossessarsi di quella ricchezza e ognuno si affrettò a rivendicarne la proprietà tanto che, in un battibaleno, si accese una gran discussione.

Il trambusto attirò l’attenzione dei servi che andarono subito ad avvisare i loro padroni del grande prodigio che era accaduto. Senza perdere nemmeno un istante, i due ricchi signori si affrettarono a giungere l’uno prima dell’altro così da poter rivendicare il possesso dell’albero e diventare, finalmente, il più ricco di tutti.

Ma il caso volle metterci lo zampino e così, nonostante la grande premura nel correre per primi verso l’inattesa, nuova ricchezza, i due ricchi signori arrivarono sulla piazza nello stesso momento e nessuno poté affermare di essere il legittimo proprietario di quel prodigio.

Ora, l’albero d’oro era spuntato proprio nel luogo della piazza che segnava il confine tra le proprietà di ognuno dei due pretendenti i quali cercavano di dimostrare che l’albero protendeva di più sulla proprietà dell’uno rispetto all’altro, nel tentativo di aggiudicarsi il gran tesoro.

Furono chiamati ingegneri e grandi esperi che calcolarono, divisero e moltiplicarono con l’intento di giungere ad una soluzione favorevole per uno dei due ma, alla fine, tutti dovettero convenire che l’albero si trovava nell’esatta metà e persino i rami e le radici erano distribuiti equamente su entrambe le proprietà. Perciò si decise di lasciarlo dov’era con l’impegno solenne da parte di tutti di non toccarne nemmeno una foglia cosicché l’albero d’oro sarebbe diventato il simbolo di tutto il villaggio.  

Ma ben presto la cupidigia prese il sopravvento e i due ricchi signori e tutto il popolo, ogni notte, di nascosto, cominciarono a staccarne piccoli pezzi. E così l’albero d’oro cominciò ad appassire e, ben presto, seccò e morì.

I ricchi signori e tutto il popolo si incolpavano l’un l’altro e si azzuffavano per far valere le proprie ragioni e addossare la colpa agli altri e in breve tempo tutto il paese, a furia di litigare sprofondò in una grande miseria che tolse a tutti ogni briciola di speranza.

Ognuno perse tutto quello che aveva e tutti si ritrovarono nella disperazione più nera, soli e abbandonati dagli altri.

Fu allora che, in un grigio e freddo mattino, i due bambini più piccoli del villaggio, ognuno di una delle due fazioni, uscirono a giocare nella piazza e uno dei due trovò a terra un pezzo di pane raffermo.

Alla vista di quel prezioso boccone, entrambe le parti cominciarono ancora una volta a discutere su chi ne dovesse avere ma i due bambini, senza curarsi di loro, si presero per mano e dopo essersi seduti al centro della piazza, divisero equamente il pane e ne mangiarono guardandosi negli occhi e sorridendosi a vicenda.

Tutti, all’improvviso, si fermarono ad osservare la scena e il silenzio scese come un dolce velo a placare gli animi. Ognuno si rese conto di quanto l’avidità e l’invidia avesse reso cieco il villaggio e, pian piano, incominciarono a prendersi tutti per mano formando un grande cerchio intorno ai due bambini. Le lacrime, che scendevano copiose sui volti di ognuno, bagnarono la terra dove un tempo vi era l’albero d’oro e subito un piccolo germoglio brillante di giallo fece capolino dalla grigia polvere. Il cuore di ognuno si rasserenò e tutti si abbracciarono, persino i due ricchi signori, i quali decisero di unire ogni cosa e di condividere con gli altri abitanti tutto ciò che avevano. In breve tempo la pace e l’armonia riportarono nel piccolo borgo i colori e i profumi della primavera e un nuovo albero dorato spuntò nella piazza. Tutti se ne prendevano gran cura facendo attenzione a non sciuparne nemmeno una piccola foglia perché quell’albero era il simbolo della speranza e finché avrebbe continuato a brillare la vita di ognuno sarebbe proseguita prospera e serena.

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