Il cuscino dei sogni

Il cuscino dei sogni

di Fabio Di Cocco

C’era una volta, in una piccola casa costruita sotto una grande quercia, un bambino che aveva dei grandi occhi del colore della notte. Erano così scuri che quasi era possibile vedere, nel loro riflesso, tutte le stelle del cielo brillare di una luce splendente. Il piccolo passava le giornate all’ombra degli alberi del bosco, leggendo storie e avventure incredibili su vecchi libri dalle pagine ingiallite che il padre, un povero pastore, gli portava di tanto in tanto in dono dai lunghi viaggi della transumanza. Erano libri che parlavano di giganti e di bellissime sirene del mare, di foreste incantate, di fate e di streghe. Il bambino leggeva con attenzione ogni racconto gustandosi, passo dopo passo, ogni singola parola così da consumare il tempo nelle lunghe giornate di attesa, con la speranza di sentire presto riecheggiare nelle valli il belato delle greggi che annunciavano il ritorno del padre. Aspettava con ansia quell’istante in cui avrebbe potuto vederlo per sentirne di nuovo il calore degli abbracci e quell’inconfondibile odore di prati fioriti e di animali che aveva addosso e che sapeva tanto di famiglia. Quando il padre era con lui, infatti, passavano tanto tempo insieme a sbrigare faccende e a divertirsi a pescare lungo il torrente mentre la sera, avvolti dal tepore di una coperta di lana, il bambino si lasciava cullare, in attesa del sonno, da quella voce calda e rassicurante che gli narrava di mondi fantastici e grandi eroi. La gioia di quegli attimi, però, lasciava presto il posto alla tristezza quando si avvicinava il momento in cui il povero padre era costretto a mettere di nuovo sulle spalle la sua bisaccia pronto per riprendere il viaggio ancora una volta. In cuor suo egli sentiva quanto il suo bambino soffrisse per la partenza e, pur desiderando restare con tutta l’anima, sapeva di dover andare per donargli un futuro migliore. La notte prima del viaggio, però, gli venne un’idea che avrebbe alleviato la tristezza e riportato la serenità nel cuore del suo bambino. Perciò, preso un piccolo lume, si recò in un grande prato dove raccolse fili d’erba e petali di fiori selvatici che fino ad allora erano stati accarezzati dai tenui raggi della luna e dalle fioche luci delle lucciole. Poi andò nel recinto dove il gregge riposava e prese da ogni pecora un batuffolo di lana. Passò tutta la notte a lavare, tagliare e cucire e quando il mattino arrivò, annunciato dall’ intenso colore arancio del sole, il padre baciò sulla fronte il bambino che ancora dormiva e se ne andò. Al risveglio sulle guance del piccolo scesero alcune lacrime di tristezza, ma subito dopo i suoi grandi occhi neri si riempirono di meraviglia quando, ai piedi del letto, vide un soffice e bianco cuscino lasciatogli in dono dal padre. Lo strinse forte a se e subito sentì quell’ inconfondibile odore che tanto amava. Quella sera il bambino non vide l’ora di addormentarsi e, appena appoggiò le sue guance rosse come melograni sulla candida stoffa, il cuscino si illuminò della luce delle lucciole e diffuse nell’ aria il profumo dei mille fiori del prato, mentre i batuffoli di lana lo accarezzarono dolcemente come solo suo padre sapeva fare. Chiuse gli occhi e incominciò a sognare incredibili avventure e al risveglio dal suo cuore erano sparite tristezza e malinconia. I batuffoli di lana, che avevano attraversato villaggi e sentieri, avevano conservato tutte le parole che il vento aveva raccolto in ogni angolo facendone magiche storie che, grazie al cuscino, potevano prendere vita. Il bambino da allora, passò i suoi giorni a scrivere all’ombra della grande quercia e quando suo padre tornò e si preparò per partire ancora, gli donò il suo libro di racconti affinché gli tenesse compagnia durante i lunghi viaggi. Il padre ne fu felice perché, finalmente, avrebbe potuto sentire vicino il suo bambino, allontanando per sempre la tristezza e la malinconia che, da quel momento, lasciarono il posto alla speranza e alla gioia.

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