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Frappiglia, una maschera di commedia per l’Abruzzo.

ANTONIO DE SORTE detto FRAPPIGLIA morto di fame e contadino Progetto teatrale di ricerca storica per la codificazione di una maschera abruzzese di Commedia dell’Arte a cura di Fabio Di Cocco Il personaggio di “Frappiglia” nasce da un lavoro di ricerca nel campo del teatro tradizionale popolare abruzzese riferito, in modo particolare, alle località dell’entroterra teatino. L’idea originaria, che è nata grazie alla collaborazione con il Teatro del Giardino di Guardiagrele (CH) ed alla felice intuizione del partenopeo Maestro di Guaratelle Gaspare Nasuto, è stata sviluppata attraverso un percorso durato circa tre anni nel corso dei quali si è cercato di realizzare dapprima uno spettacolo di Burattini Tradizionali Abruzzesi e, successivamente un canovaccio di teatro tradizionale popolare. Lo studio si è incentrato particolarmente sulla tradizione orale e sulla forma cosiddetta del “teatro di stalla”, quell’espressione artistica in forma estremamente arcaica che trovava, nei secoli scorsi, la sua massima realizzazione all’interno delle stalle, luoghi nei quali si incontravano, nelle fredde sere d’inverno, intere famiglie e piccole comunità per condividere, confortati dal tepore offerto dagli animali e dalla paglia, momenti di forte socializzazione che spesso sfociavano in manifestazioni proto-teatrali che, in seguito, portarono alla nascita delle cosiddette “mascaràte” e delle pantomime legate in modo particolare al culto di Sant’Antonio Abate. La codificazione di un personaggio tipicamente abruzzese, legato alla commedia dell’arte, trova dunque la sua giustificazione nel fatto che nella nostra Regione mancasse una maschera storica che la caratterizzasse e ne custodisse nel tempo gli usi e i costumi. Frappiglia si propone, allora, come figura di riferimento di quell’Abruzzo forte e gentile che trae linfa vitale dall’esperienza e dalla saggezza contadina e pastorale mediante l’uso dell’idioma tipico regionale e la continua citazione, attraverso la mimica e la prossemica, di caratteri appartenenti proprio a quel mondo fortemente bucolico. La scelta del nome “Frappiglia” è il risultato dell’unione di due termini: “fra’”, da fràte, dunque fratello (usato spesso in Abruzzo come appellativo nei confronti di chi si conosce appena) e “piglia”, pigliare, termine che in molte parti dell’Abruzzo accompagna il gesto di cortesia che il padrone di casa compie nei confronti dell’ospite nell’atto di offrire “lu cumblimènde”, (generalmente vino e pizza dolce). Più in generale, il nome racchiude il carattere del personaggio in una accezione, però, non negativa. Egli, infatti, per la sua natura altruista, è portato a pigliarsi addosso i problemi degli altri, a cercare di risolverli, tanto da avere acquisito nel mondo anche la fama di essere una specie di taumaturgo o, più grossolanamente , una specie di stregone. In effetti la vicenda personale di Frappiglia lo porta a conoscere giovanissimo la morte che lo coglie in un momento di profonda disperazione legata alla sua “fame”. Desideroso di un piatto di pasta egli decide di accordarsi con il Demonio il quale, però, ne chiede in cambio l’anima. Frappiglia accetta ma chiede a sua volta, prima di morire, di fare testamento davanti ad un notaio e ai rappresentanti dell’inferno e del paradiso. Nel testamento di Frappiglia, in gran segreto, egli scriverà che data l’estrema povertà del defunto prima che “defungesse” egli stesso ha deciso di lasciare in eredità a sé stesso l’unico bene più prezioso che gli sia rimasto: la sua stessa vita. Il notaio dispone che la donazione venga effettuata seduta stante. Il demonio e il cherubino, non potendo non rispettare le volontà del “cliente”, si mettono d’accordo per far tornare Frappiglia sulla terra e decidono di lasciare su di lui alcuni segni del suo passaggio nel mondo extraterreno. Una camicia bianca per ricordare il paradiso, un abito grigiastro sfrangiato con lingue di fuoco ed una voglia sul volto che sembra proprio una maschera per ricordare l’inferno. Contrariamente al personaggio del Pulcinella, dunque, che in ogni avventura uccide la morte a bastonate, Frappiglia la cavalca letteralmente e, nella rappresentazione iconografica proposta a seguito della ricerca, l’immagine è quella di una figura della morte, con la sua minacciosa falce, costretta a portare sulle spalle il pesante fardello di Frappiglia. La sua natura un po’ demoniaca ed un po’ angelica lo faranno incontrare con la potente figura di Sant’Antonio Abate che ne diverrà il protettore e che gli donerà la “vàttasciòrve” il lungo bastone con il quale in nostro personaggio combatterà le avversità ed i pericoli che via via gli si pareranno innanzi. Altro elemento fondamentale è l’amore che lega Frappiglia alla bella Mariuccia, donna dai tipici tratti abruzzesi che caratterizza il suo personaggio indossando il “cutolo”, la lunga gonna a pieghe tipica delle zone montane, la “presentosa” e le “sciacquaije”, due gioielli dell’antica tradizione orafa abruzzese. L’universo di Frappiglia si contorna anche di altri personaggi non meno importanti, i quali rappresentano i vari aspetti della natura umana: il subdolo amico Baloscio, il gendarme prepotente ed approfittatore Rotella ed il cane, umanizzato nella figura dell’affamato e sanguinario brigante Tritapepe. La maschera di Frappiglia: Realizzata in cuoio conciato con metodi naturali dal maestro mascheraro Federico Gargagliano di Fossombrone, racchiude nel suo aspetto tutte le caratteristiche del personaggio Frappiglia. La forma richiama uno zanni arcaico, una specie di arlecchino più affamato ma privo del corno, il caratteristico bozzo che evoca la natura demoniaca delle maschere. Nel Frappiglia esso è sostituito dal colore nero del volto, che ricorda il passaggio all’inferno mentre l’arcata sopraccigliare è bianca perché i suoi occhi hanno visto la luce divina attraverso la figura di Sant’Antonio Abate e la bocca è anch’essa bianca, perché pronuncia solo parole pure e non volgari ed è estremamente larga per via del grande appetito che ha.

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